CONSUELO MURA
Commenti dei Critici
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Nella pittura delle ultime generazioni si
assiste a una riscoperta molto forte del corpo e della figura umana,
un fenomeno che in qualche modo intende riaffermare la centralitˆ
dell'essere umano in una societˆ che invece tende a privilegiare
l'elemento artificiale e tecnologico. Parecchi di questi giovani
artisti prendono poi molti spunti, oltre che dalla storia dall'arte,
anche dalla pubblicitˆ, dalla televisione, dal cinema, dai
fumetti, dalla fotografia.... Gabriele Simongini
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La flessuosità grafica di Consuelo Mura è una provocazione dei sensi. Orli di gonne, gambe sinuose, e scarpe. Particolari. Ma è quel particolare che seduce, che rimane impresso e che dà il sapore, il sentore del fascino che ti ha catturato. La nitidezza del realismo fotografico, contaminata dal segno grafico del fumetto e della pubblicità, sottolinea con il suo distacco oggettivo ed impassibile lo charme intrigante delle promesse sussurrate, del desiderio complice, dei sottintesi e degli equivoci. Tacchi a spillo per una femminilità vivace e sicura, giocatrice del gioco, ed al tempo stesso per un immaginario intimo e segreto, lasciato libero di segnare con un dettaglio tutto il mistero di una storia. Francesco Giulio Farachi
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CONSUELO MURA, OVVERO DELL’HORTUS CONCLUSUS “Solo il reale è in discussione nella mia pittura”. R. Magritte “Ora, pensata geometricamente una montagna è essenzialmente una allusione alla verticalità … Ora si sarà capito perché ho dovuto insistere sulla struttura geometrica della montagna: infatti la montagna è finta”. G. Manganelli ---------- Tutto è iniziato con le Fanciulle sulla riva della Senna di Gustave Courbet; scrive Argan che al posto di ninfe e di eroine, ci troviamo dinanzi a due rappresentanti di una materia che non nasconde più se stessa. Sulla strada spalancata dal maestro del realismo, si mette magna pars della ricerca occidentale la quale abbraccia così, a piene mani, le ragioni dell’orizzontalità dell’arte. Si abbandonano le “regioni del Sublime” e si corre a precipizio verso l’esistenza; detto questo, non ci si può meravigliare del fatto che, al culmine della Minimal Art, Carl Andre esponga un pavimento e celebri così i fasti dell’esserci nella sua primaria condizione di gettatezza. Consuelo Mura si inserisce in un tale contesto e decide, all’interno di un tale schema di riferimento, di dire la sua sul destino e sulla funzione della pittura. Consuelo Mura, dunque, elimina qualsiasi dato della realtà effettuale e lascia, di conseguenza, le sue forme infrante all’interno di uno spazio metaempirico, illimitato e svuotato. Il vero oggetto della ricerca dell’artista si rivela così essere l’ Alterità, un’Alterità che, come nel caso di Magritte, si nasconde astutamente dietro i panni di una realtà minuziosamente esibita ma solo apparentemente accettata. Più i frammenti del corpo femminile sono limpidi, e più Consuelo Mura celebra la liturgia dell’errore; agli occhi, infatti, del fenomeno l’arte è inspiegabile e “sbagliata”. “ Sbagliata” perché la verità di quest’ultima, prende le strade labirintiche della diserzione dal buon senso. Tutto ciò accade all’interno della pittura; l’arista non è tentata dal sogno avanguardista e neoavanguardista di confondere arte e vita; l’arte cattura qualcosa della vita al solo scopo di immettere poi questo quid nell’hortus conclusus della pittura stessa. All’interno di un tale “giardino”, la vita perde tutte le sue foglie e si distende su di una terra straniera la quale, lo ripetiamo, confuta l’empiria nel momento stesso in cui l’afferma. In conclusione, ne esce sonoramente sconfitta la “linea dell’orizzontalità”; la scelta di Consuelo Mura, infatti, è palesemente “verticale” perché ciò che l’artista vuole dirci viene trionfalmene affidato allo “splendido isolamento” del quadro il quale ribadisce costantemente la sua separatezza dalla “subnormalità” della realtà. Se ci si pensa bene, non potrebbe che essere così, dato che la verità che l’artista ci comunica è la verità più alta: quella che ha per oggetto la meraviglia e la magnificenza della “menzogna”. Robertomaria Siena
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